5 domande a Anna Toscano

mercoledì 02 mag 2018

5 domande a Anna Toscano

a cura di Alessandro Bottelli

 

1. Nella loro radiosa ed estenuante bellezza i fiori occultano in sé anche qualcosa di perverso e inquietante?

Rimandano all’estenuante ciclo della vita, la nascita e la morte, all’inizio e alla fine delle cose: la bellezza, la vita, il sole, i colori, la pioggia. Ma rimandano soprattutto a soppesare la fine della fine che è fine di ogni cosa, seppur con tanta bellezza attorno. Per me spesso i fiori sono un correlativo oggettivo della memoria, e come tali ne faccio un mausoleo di parole. Ma sono anche la bellezza dell’effimero che fa respirare e guardare al mondo.

 

2. Che caratteristiche devono avere quei fiori a cui non potrebbe mai rinunciare e quelli invece di cui potrebbe fare senz’altro a meno?

Non faccio distinzioni, amo tutti i fiori che crescono nella terra. Acquisto fiori recisi solo quando le giornate grigie dell’inverno diventano difficili e serve bellezza. Ma non posso rinunciare a guardare le distese di girasoli, guardarli per ore mentre cala la luce. Mi riportano a mia madre. E i papaveri, soprattutto quelli che crescono lungo i fossati, e la rosa bianca, mi riconducono alle poesie di Attilio Bertolucci e agli anni in cui le leggevo molto spesso.

 

3. Sbocciare, fiorire, sfiorire, appassire. Sono verbi che appartengono alla sfera vegetale ma che si usano normalmente anche per gli esseri dotati di parola. Cosa trattengono i fiori, dunque, di così intensamente umano?

La vita, la morte, la bellezza: loro dicono molte cose che poi chi sta in ascolto può scrivere su carta o anche solo tenere a mente. Ma anche il verbo seminare, mettere semi: piantare piante, seminare idee, sentimenti, piccoli gesti, un quotidiano di semina che può metter radici e dare un senso di prosecuzione, di prolungamento.

 

4. Lei parla ai fiori? Con quali, in particolare? O si limita a osservarli in silenzio?

Parlo spesso anche agli oggetti inanimati, parlo ai cani, anche a quelli che non sono miei, e parlo ai fiori. Spesso bisbiglio loro qualcosa mentre faccio giardinaggio, spiego loro che li sto rinvasando per farli stare più comodi, o spostando di posto per farli stare più al caldo. I fiori, le mie piante, gli oggetti che mi circondano, fanno parte della realtà da cui traggo parole, idee, fatti, per metterli in versi.

 

5. In generale, ritiene che la pratica della fotografia le abbia permesso di accostarsi alla scrittura poetica con un occhio particolarmente attento ai contrasti espressivi tra le luci e le ombre?

Assolutamente sì. Sono nata fotografa, e lo sono in parte ancora anche se ho smesso di farne un mestiere, e sono vissuta di pellicola in bianco e nero in cui le luci sono ancora più incisive. Amo inquadrare un oggetto per fotografarlo o per scriverne, amo scegliere quale luce far entrare e quale no, quali parole, quali oggetti: sono, fotografia e poesia, i due luoghi al mondo in cui posso scegliere con libertà. Amo il fotografo Luigi Ghirri, da cui ho appreso tutto questo, e molto altro.

 

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